Consegna del Primo Tricolore al Centro Sociale Papa Giovanni XXIII

04 Apr Consegna del Primo Tricolore al Centro Sociale Papa Giovanni XXIII

Il 14 marzo 2019, in Sala del Tricolore, il Sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, ha consegnato al presidente del Centro Sociale Papa Giovanni XXIII, Matteo Iori, il Primo Tricolore come simbolo del riconoscimento della città per le attività fatte dalla Papa Giovanni sul tema della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata.

Come ha dichiarato Matteo Iori in quell’occasione: “la Papa Giovanni si occupa di legalità perché cerca di essere conseguente a ciò che ha scritto in occasione del  nostro 40° anniversario il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, definendoci “un modello esemplare di servizio alla collettività”. Per fare un servizio alla collettività non possiamo accontentarci di gestire luoghi di accoglienza ma dobbiamo sollevare temi che aiutino a interrogarsi e ad acquisire consapevolezze critiche. Sulla legalità la Papa Giovanni lavora già da tanti anni: 10 anni fa è stata tra i fondatori di Libera Reggio Emilia, ha promosso molte attività divulgative su criminalità e gioco d’azzardo, ha aperto il centro di documentazione sulle mafie, ma soprattutto ha lavorato con i più giovani: dal 2010 gestisce il progetto “cultura della legalità” che solo lo scorso anno ci ha permesso di raggiungere 38 classi e 900 studenti.

Ma se vogliamo davvero lavorare per far crescere la legalità dobbiamo interrogarci su ciò che possiamo fare direttamente su questi temi, nelle nostre scelte quotidiane. Troppe attività che sono legate alla criminalità esistono perché utili ai cittadini reggiani: lo spaccio di droga esiste perché i reggiani vogliono usarla e quindi sostengono il maggiore business della criminalità organizzata pari a 14,4 miliardi di euro nel solo 2017, la tratta della prostituzione che violenta e rapisce, esiste perché i reggiani vogliono andare a prostitute, il riciclaggio del denaro sporco tramite il gioco d’azzardo esiste perché i giocatori reggiani sanno che possono vendere i tagliandi vincenti alla malavita permettendogli di ripulire il denaro sporco, il caso Aemilia ci ha dimostrato che erano gli imprenditori reggiani a cercare la ‘ndrangheta perché garantivano frodi fiscali e false fatturazioni che erano altamente convenienti. Da queste grandi scelte a tante altre scelte minori che sono legate dal binomio nostra convenienza-noncuranza delle leggi, ed è ciò che fa crescere una cultura d’illegalità diffusa. Se imparassimo a sentirci responsabili di ciò che ci accade intorno e delle nostre scelte quotidiane potremmo davvero cominciare a costruire un contesto diverso, nel quale lo spazio per l’illegalità micro e macro avrebbe sempre meno terreno per fiorire. Parlare di illegalità ci mette in condizione di scegliere due strade: o lo vediamo come un fenomeno lontano da noi e ci aspettiamo che qualcun altro lo risolva, o riconosciamo la nostra responsabilità diretta e quotidiana e cerchiamo di fare scelte conseguenti, nonostante non sia facile, perché significa rinunciare a nostri interessi per favorire gli interessi della collettività.

Qui sotto la foto della consegna

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